Quali sono le principali esposizioni da considerare?
Interferenti endocrini e possibili effetti sulla salute
Sebbene le sostanze tossiche presenti nei siti contaminati possono essere estremamente differenti tra un sito e l’altro, una categoria di sostanze molto comune in aree a rischio è rappresentata dagli Interferenti Endocrini (IE). Queste sostanze sono capaci di interferire con la normale segnalazione ormonale degli animali e dell’uomo.
L’equilibrio ormonale è indispensabile per il corretto funzionamento del nostro corpo e in particolare è essenziale nel corso della gravidanza. L’instaurazione della gravidanza, la crescita e lo sviluppo del feto e le successive tappe di sviluppo del bambino sono tutti momenti fortemente regolati dagli andamenti ormonali (Ministero dell’ambiente, 2014).
Ad esempio, gli ormoni sessuali come l’estrogeno e il testosterone sono cruciali per il corretto sviluppo sessuale e la pubertà, mentre la funzione della tiroide è fondamentale per lo sviluppo cerebrale e per l’accrescimento.
Nel corso dei primi 1000 giorni di vita l’esposizione a Interferenti Endocrini (IE) è capace di modificare in modo permanente la risposta agli stimoli ormonali delle cellule e dei tessuti, modificando, potenzialmente per il resto della vita, il rischio di sviluppare patologie croniche come l’obesità, il diabete di tipo 2, le patologie della tiroide e l’eccessivo accumulo di grasso nel fegato (NAFLD, dall’inglese Non-Alcoholic Fatty Liver Disease).
Una caratteristica preoccupante degli IE è la loro capacità di persistere per molto tempo nell’ambiente e di concentrarsi lungo la catena alimentare. Per esempio, i policlorobifenili (PCB), sostanze di sintesi utilizzate in passato come lubrificanti e dunque molto utilizzati in svariati settori industriali, sono tutt’oggi presenti ad alte concentrazioni nei siti contaminati, seppure il loro utilizzo sia stato vietato a partire dal 1986. Un discorso analogo può essere fatto per alcune famiglie di pesticidi e metalli pesanti con azione diretta sul sistema endocrino.
È estremamente importante sapere che le sostanze che agiscono sul sistema endocrino sono presenti anche in prodotti di consumo quotidiano, come nel caso delle sostanze perfluoroalchiliche, come l’acido perfluoroottansulfonico (PFOS) e l’acido perfluoroottanoico (PFOA) e i polibromodifenileteri (PBDE) presenti in prodotti cosmetici, plastiche e imballaggi, e componenti elettrici.
Nelle aree contaminate, quindi, oltre all’esposizione agli IE provenienti dalle attività industriali/agricole dobbiamo considerare l’esposizione a queste altre classi di IE a cui tutti siamo esposti quotidianamente. Ciò comporta che anche a dosi molto basse gli effetti negativi di diversi IE con la stessa azione potrebbero sommarsi sino a indurre amplificazione dell’effetto nocivo (effetto cocktail o miscela).
Metalli pesanti e possibili effetti sulla salute
Tra gli altri inquinanti da tenere sotto controllo nelle aree a rischio vanno sicuramente considerati i metalli pesanti. Trattandosi di sostanze naturali, la presenza di questi elementi nell’ambiente non è un fatto nuovo, ma ormai da diverso tempo le attività umane ne hanno aumentato notevolmente la concentrazione.
L’esposizione del feto in via di sviluppo ai contaminanti ambientali può portare a disfunzione di organi e tessuti aumentando il rischio di alcune patologie. Le sostanze tossiche possono influenzare lo sviluppo fetale in vari modi. L’effetto può essere diretto, come nel caso dell’arsenico, del piombo e del mercurio, in quanto questi metalli possono facilmente passare attraverso la placenta nell’ambiente fetale, o indiretto, come nel caso del cadmio che interferisce con le funzioni della placenta, alterando lo scambio di informazioni (signaling) tra madre e feto.
La capacità di un contaminante di attraversare la placenta e raggiungere il feto dipende dalle sue specifiche proprietà chimico-fisiche.
L’esposizione a metalli pesanti può interferire con lo sviluppo del sistema nervoso centrale, danneggiando i neuroni. Per esempio l’esposizione al piombo può causare ritardi nello sviluppo cognitivo, riduzione del quoziente intellettivo, difficoltà di apprendimento e problemi di comportamento. L’esposizione prenatale al mercurio, specialmente tramite il consumo di pesce contaminato, può interferire con lo sviluppo cerebrale, influenzando lo sviluppo del linguaggio e delle abilità motorie. Analogamente l’esposizione all’arsenico, spesso attraverso acqua potabile contaminata, può causare ritardi nello sviluppo cognitivo e problemi comportamentali.