Quali sono i fattori responsabili dell'inquinamento dell'aria?
Il traffico, l’industria, il riscaldamento domestico (soprattutto dall’uso di pellet e legna come fonti combustibili) e l’agricoltura rappresentano le principali fonti di Particolato sottile (PM10, PM2.5). Per quanto riguarda gli ossidi di azoto (NOx), in particolare il biossido di azoto (NO2), il più grosso contributo viene dal traffico stradale (sia dovuto alle auto sia ai camion, alimentati da carburanti di origine fossile come benzina, gasolio, metano e GLP). Non va trascurato poi il contributo significativo all’inquinamento derivante dalle emissioni di ammoniaca che vengono dall’agricoltura e in particolare dagli allevamenti intensivi: attraverso dei processi di interazione con altre sostanze presenti nell’atmosfera l’ammoniaca, proveniente da letame e liquame bovino, diventa particolato sottile.
Video intervista a Francesco Forastiere
Che aria respiriamo in Europa?
In Europa respiriamo tutti un’aria pessima, infatti gran parte del territorio europeo è fortemente soggetto all’inquinamento da particolato fine. Solo 4 su 100 tra le persone che vivono in Europa respirano aria pulita, ovvero con concentrazioni di inquinanti che rientrano nelle indicazioni poste dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’inquinamento da particolato fine. Il restante 96% della popolazione risiede in zone caratterizzate da livelli di PM2.5 altamente nocivi per la salute e quasi due persone su tre vivono in aree in cui gli indici della qualità dell’aria superano almeno il doppio le raccomandazioni dell’OMS. Il PM2.5 è un inquinante che ha la capacità di rimanere sospeso nell’atmosfera per un periodo così prolungato che può penetrare nel corpo umano attraverso l’apparato respiratorio e circolatorio, comportando gravi rischi per la salute. Nel 2020, l’esposizione a concentrazioni di particolato fine superiori al livello guida dell’OMS fissato per il 2021 ha provocato 238.000 decessi prematuri nell’UE-27.
Il Piano d’azione dell’’UE: inquinamento zero ha fissato gli obiettivi:
- di ridurre il numero di decessi prematuri dovuti all’esposizione al particolato fine del 55% entro il 2030, rispetto al 2005. La visione dell’inquinamento zero per il 2050 prevede la riduzione dell’inquinamento atmosferico a livelli non più considerati dannosi per la salute. Il dato del 2020, ci dice che i decessi prematuri attribuiti all’esposizione al particolato fine sono diminuiti del 45% nell’UE-27, rispetto al 2005.
- di ridurre del 25% per il 2030 la percentuale di ecosistemi colpiti dall’inquinamento atmosferico rispetto al 2005. Nel 2020, i livelli di deposizione di azoto dannosi per gli ecosistemi sono stati superati nel 75% dell’area totale degli ecosistemi nell’UE-27. Ciò rappresenta un calo del 12% rispetto al 2005.
L’inquinamento atmosferico è anche causa di morbilità, in quanto le persone convivono con la malattia, con conseguenti sofferenze personali e costi sanitari significativi.
La situazione in Europa orientale è notevolmente peggiore rispetto a quella occidentale.
Se guardiamo il dettaglio del nostro paese, in Italia più di un terzo della popolazione che vive nella pianura padana e nelle regioni circostanti del Nord del paese è esposto a livelli di inquinamento dell’aria che superano di quattro volte le direttive dell’OMS per le particelle particolarmente dannose presenti nell’atmosfera. Il tema dell’inquinamento atmosferico in Italia è ampiamente riconosciuto, soprattutto nella pianura padana, una regione che registra i più elevati livelli di inquinamento nel Paese e in Europa e costituisce un caso peculiare per l’Unione Europea, con livelli particolarmente elevati sia di NO2 che di PM2.5.
L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio per la salute
L’inquinamento atmosferico è il più importante fattore di rischio ambientale per la salute in Europa.
L’inquinamento atmosferico è associato a una vasta gamma di effetti negativi sulla salute umana. Il particolato fine, ad esempio, può penetrare profondamente nei polmoni e nel sistema cardiovascolare, causando infiammazioni, aggravando malattie respiratorie croniche come l’asma e la bronchite, e aumentando il rischio di infarto e ictus. Il biossido di azoto e l’ozono troposferico irritano le vie respiratorie, riducono la funzionalità polmonare e possono peggiorare le condizioni preesistenti nei pazienti con malattie polmonari. Mentre le condizioni respiratorie e cardiovascolari sono state tradizionalmente collegate all’inquinamento atmosferico, studi recenti suggeriscono potenziali associazioni con condizioni neurologiche (come la demenza e il morbo di Parkinson), il diabete, varie forme di cancro oltre a quello polmonare. Gli impatti sulla salute non si limitano solo agli adulti e anziani. L’esposizione della mamma in gravidanza è associata a un parto prematuro e basso peso alla nascita del neonato. Nei bambini, l’esposizione all’inquinamento atmosferico è associata a un aumento delle infezioni respiratorie, all’incidenza di asma bronchiale, ad una ridotta crescita polmonare e a problemi nello sviluppo cognitivo.
L’European Environment Agency (EEA) ha mostrato i danni stimati per la salute umana causati da particolato fine (PM 2.5 e PM10), biossido di azoto (NO 2) e ozono (O3) per il 2021. Gli impatti sulla salute associati a specifiche malattie a cui l’inquinamento atmosferico contribuisce sono espressi utilizzando i parametri del carico di malattia, la “morbilità" (lo stato di malattia o disabilità, misurato, ad esempio, dalla prevalenza di una malattia in una popolazione) e la “mortalità" (i decessi avvenuti a causa di una specifica malattia o di un gruppo di malattie).
I rischi ambientali causano il 12% del carico di malattia globale, con l’inquinamento atmosferico al primo posto. Eppure le concentrazioni di inquinanti atmosferici nel 2021 sono rimaste ben al di sopra dei livelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nelle sue linee guida sulla qualità dell’aria.
A fonte di questi dati e per proteggere la salute umana, sempre nel 2021, l’OMS ha emanato linee guida aggiornate e più severe sulla qualità dell’aria, per riflettere, e porre l’accento su, gli effetti negativi sulla salute anche a concentrazioni più basse di quelle riconosciute in precedenza.
Linee guida OMS, regole UE e normative italiane
Il 22 settembre 2021, l’OMS ha diffuso la versione aggiornata delle linee guida sulla qualità dell’aria “WHO global air quality guidelines" per alcuni inquinanti tra cui il PM2.5, PM10, NO2, O3 con l’obiettivo di proteggere la salute delle popolazioni. Linee guida dell’OMS sono uno strumento per fornire l’aggiornamento sistematico delle evidenze dalla letteratura scientifica, delle raccomandazioni di sanità pubblica e un supporto alla decisione informata. Il monitoraggio dei livelli di inquinamento dell’aria è fondamentale per l’adozione e l’attuazione delle Linee guida dell’OMS sulla qualità dell’aria globale.
È stata di recente approvata dal Parlamento Europeo la revisione della Direttiva per la qualità dell’aria (2022/0347, Ambient air quality and cleaner air for Europe. Recast), che dopo residui atti formali dovrebbe entrare in vigore ed essere adottata dagli Stati membri. Si tratta dello strumento base che regola la tutela dei cittadini europei nei confronti degli inquinanti dell’aria e l’azione degli Stati membri. La normativa ha fissato valori limite e obiettivi più rigorosi da raggiungere entro il 2035, per diversi inquinanti, tra cui particolato (PM2.5, PM 10), NO 2 (biossido di azoto), SO2 (anidride solforosa) e O3 (ozono), ma anche per il benzene, l’arsenico, il piombo e il nickel. Le nuove regole mirano ad allineare le regole UE con le più recenti linee guida per la qualità dell’aria dell’OMS. Tra i cambiamenti principali troviamo un abbassamento dei valori limite annuali per gli inquinanti con l’impatto documentato più elevato sulla salute umana.
| Inquinante | Revisione della Direttiva (2024) | Limite vigente (Dlgs 155/2010) | Linee Guida OMS (2021) |
|---|---|---|---|
| PM2.5 | 10µg/m³ | 25µg/m³ | 5µg/m³ |
| PM10 | 20µg/m³ | 40µg/m³ | 15µg/m³ |
| NO2 | 20µg/m³ | 40µg/m³ | 10µg/m³ |