Perché 1000 giorni

Perché mille giorni?

Capire in che modo l’ambiente e l’esposizione ad agenti inquinanti influiscano sui primi 1000 giorni dell’individuo, dal concepimento al secondo anno d’età, significa costruire strumenti in grado di migliorare la salute delle singole persone e pianificare azioni di prevenzione a livello di sanità pubblica.

Il progetto I primi 1000 giorni vuole giungere a mappare il carico di esposizione ambientale delle donne in gravidanza e dei neonati fino a due anni nelle cinque regioni pilota, per poi utilizzare queste informazioni per la pianificazione territoriale di interventi di prevenzione.

Esposizione ambientale: effetti sulla salute

I primi 1000 giorni di vita, dal concepimento ai primi 2 anni di età, sono un periodo particolarmente importante per la salute futura di una persona. L’esposizione precoce a fattori chimici, fisici e, in genere, a determinanti ambientali spesso ha un impatto negativo sull’evoluzione del feto e del neonato, e ne influenza lo sviluppo cognitivo e fisico anche successivamente. È infatti noto come le esposizioni agiscano in fase precoce influenzando lo sviluppo del bambino con, almeno per alcuni esiti, effetti che si possono ripercuotere sulla sua salute nel corso di tutta la vita. È in questa delicata fase di vita – in utero e nella prima infanzia – che si struttura la salute mentale, cardiometabolica e respiratoria di una persona.

Esposizioni ambientali (come, ad esempio, inquinamento atmosferico, residenza in siti contaminati) e ad agenti chimici (ad esempio, interferenti endocrini, metalli pesanti), stili di vita e storia medica materna durante la gravidanza (consumo di alcol e tabacco, obesità, complicanze della gravidanza, uso di farmaci) e agenti biologici (ad esempio, virus) spesso hanno un impatto negativo sull’evoluzione del feto e ne influenzano lo sviluppo cognitivo e fisico. Queste, insieme agli effetti delle esposizioni postnatali, in particolare quelle nella prima infanzia (ad esempio, fattori ambientali, dieta, allattamento, infezioni), determinano la suscettibilità a malattie croniche nel corso della vita.

Un meccanismo attraverso cui le esposizioni ambientali precoci possono agire a lungo termine sulla salute sono le alterazioni epigenetiche. Le ricerche scientifiche in atto stanno provando ad identificare quali alterazioni epigenetiche possono essere utilizzate come marcatori di esposizione ambientale e/o suscettibilità a lungo termine. I marcatori che al momento sembrano avere un ruolo importante sono la metilazione del DNA e la lunghezza dei telomeri, che dipende da determinanti genetici e ambientali.

Ridurre il carico di esposizione ambientale: gli interventi

Gli interventi per ridurre il carico di esposizione ambientale hanno la possibilità di avere un grande impatto sulla salute di popolazione sia a breve che a lungo termine, fino ad arrivare a potenziali effetti anche sulle generazioni successive. Disporre di dati sulle esposizioni ambientali nei primi 1000 giorni di vita e sui potenziali meccanismi di mediazione epigenetica coinvolti è quindi essenziale per migliorare la salute degli individui e pianificare interventi di prevenzione a livello di sanità pubblica che dovrebbero concentrarsi sul periodo preconcezionale, sulla gravidanza, sullo sviluppo del feto e sulle fasi della vita più vulnerabili.

A questi principi si ispira anche il Documento di indirizzo prodotto dal Tavolo tecnico in materia di tutela e promozione della salute dei primi 1000 giorni di vita, dal concepimento ai due anni di età del Ministero della Salute, che ha tra le sue macroaree di interesse anche quella delle esposizioni ambientali, insieme a alimentazione, farmaci, stili di vita, infezioni. Il Tavolo e il documento di indirizzo focalizzano l’attenzione sulle azioni preventive utili ed efficaci a minimizzare i rischi nei primi 1000 giorni di vita, in modo da promuoverne l’attuazione.

La principale fonte d’informazione sulle possibilità di intervento e sull’impatto delle esposizioni precoci è costituita dagli studi di coorte di nuovi nati, che sono stati avviati anche con questi propositi in diversi paesi europei. In Italia la corte di nuovi nati Piccolipiù ha arruolato tra il 2011 e il 2013 ben 3389 bambini in cinque città italiane (Trieste, Torino, Firenze, Viareggio, Roma), dispone di una banca biologica presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e di informazioni dettagliate su:

  1. esposizioni ambientali, storia medica, stili di vita materni prima del concepimento e durante la gravidanza;
  2. esposizioni ambientali, stili di vita ed esiti (sviluppo fisico e neuropsicologico, infortuni, incidenti e malattie) del bambino fino ai 4 anni di età.

Per tutti i membri della coorte Piccolipiù è possibile stimare l’esposizione a inquinanti atmosferici, a fattori ambientali urbani (ad esempio, traffico, aree verdi, isola di calore) ed extraurbani (ad esempio, aree industriali e aeroportuali).